da Berlino

Appena concluso il festival di Berlino, vi propongo una manciata di video dei film più interessante (secondo me) del festival.Quest’ anno a differenza dell’ anno scorso (la mia prima avventura, seppur lontana perché vissuta da casa davanti al computer, berlinese) sono riuscito ad entrare di più nei sistemi, negli anfratti, nei cunicoli oscuri della berlinale che si sa come ogni festival che si rispetti ha i suoi grandi, piccoli, medi segreti.Ho visto anche la serata di premiazione (non tutta purtroppo ma comunque in tempo per godermi tutti gli orsi dati).Momenti clou: quando Christoph Waltz è salito sul palco-non tanto per ragioni particolari, ma quanto perché è sempre bellissimo potersi rivedere con i propri grandi-, la Golino che mezza inciampa, e poi il premio più importante che a sorpresa è andato a Black Coal, Thin Ice, film di genere cinese, e non al tanto acclamato (ma mai quanto atteso) Boyhood.Inoltre devo dire che alla fine lo stremaing della serata di premiazione andava un po a strappi per cui ammetto di essermi perso alcune parti, ma pazienza, intanto era solo una serata glamour.Un momento mondano e basta, che però mette a nudo (non voglio fare il classico critico italiano)  i buchi e le incongruenze del nostro grande festival, ovvero Venezia.Per non parlare di Roma, di cui ho visto l’ anno scorso la serata di premiazione e davvero mi sembrava di star male, mai visto nulla del genere.E pensare che c’ era pure quel grande uomo che è Marco Muller (di cui ho una profonda stima).Non ci resta dunque che aspettare questi film, o alcuni di essi in modo da gustarceli nelle nostre comode e calde sale italiane.Forse ho esagerato con gli aggettivi ? si, forse.Stanno forse sparendo i cinema? e sopratutto quelli piccoli, d’ essai, dei centri, delle cittadine ? si, forse ma non pensiamoci ora. Continua a leggere

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diario del film (da girare), pagina 3: un aggiornamento

Scusate se solo ora vi porgo (miei cari lettori) il mio più sentito augurio di buon anno e di nuove pronte (e soprattutto buone) visioni.Anche perché se questa stagione 2014  si manterrà con gli standard di questo inizio anno tra un quasi-capolavoro (American Hustle) e un oggetto così calibrato da rasentare la perfezione (The Butler) c’ è da ben sperare, anche perché dopo un 2013 carico di delusioni pesanti, di poche sorprese, film mediocri se non davvero brutti (anche se è banale il termine, rende l’ idea) e invece avaro di film importanti e incisivi (che comunque ci sono stati) c’ è bisogno di un attimo di respiro, c’ è bisogno di buon cinema…

Comunque riprendiamo a narrarvi le mie peregrinazioni cinefile attraverso quell’ avventura “underground” che è girare un film Continua a leggere

top five 2013

Anche se ormai tutti gli anni spero di non arrivarci mai, tutti gli anni ci torno. Spero di non dover accendere il mio imac, andare su wordpress, digitare user e password, arrivare alla pagina del blog, andare nel menu, selezionare “nuovo articolo” e su come titolo scrivere “TOP FIVE”.Perchè ? che senso ha ? non lo so…comunque tutti i siti (più o meno) specializzati lo fanno, stillano lunghi testi con lunghe polemiche e critiche, discorsi, giudizi, bilanci e via così…

Io  mi accontento di brevi e schematici giudizi ma lo faccio anche quest’ anno. Ecco i miei 5 titoli dell’ anno Continua a leggere

la violenza si fa signora

La tragedia greca.Si è citata, come al solito, quando si parla di film di questo genere la tragedia sofoclea, nella sua mistura fra tradizione, solennità, terrore e distruzione.E come al solito si è citata a sproposito. Poiché pur essendo solenne, duro, crudo, concettualmente terrificante Miss Violence non è una tragedia ma semplicemente tende alla pienezza e alla profondità ( o più semplicemente alla potenza) della tragedia. Miss Violence è un dramma: mostra di un microcosmo famigliare perverso, storia di un male, di segreti e di dei (ovviamente umani).Avranas  costruendo come suggeriva Dante, mentre analizzava lo stile così chiamato “tragico”, una storia che inizi presentando un equilibrio, lentamente lo spezza, provocando presenta le basi su cui poggiava l’ equilibrio, indugiando mostra come quest’ ultimo si disgreghi.Dunque Avranas, attualizzandolo e contestualizzandolo, usa Dante, la sua lezione, o meglio lo stile “tragico” suggerito e teorizzato dal Sommo Poeta: partire da un equilibrio per sconvolgerlo Continua a leggere

diario del film (da girare), pagina 2: Fitzcarraldo il seguito

Come Herzog, che faticò, sudò, sperimentò, forse imprecò pure, per la realizzazione di uno dei film più memorabili della sua filmografia (Fitzcarraldo), e della recente (si fa per dire) storia del cinema, in cui il livello di budget, sperimentazione, creazione, l’ idea di “monumento” (ovvero il sentirsi sulla pelle la potenza trascendentale di quei momenti vissuti sul set, e  di quella manciata di inquadrature carpite dalla cinepresa)  faceva aleggiare nell’ aria l’ idea del capolavoro, in cui tutto combacia, in cui la molteplicità va all’ uno e non viceversa, in cui anche una sbavatura diventa perfezione angelica…ecco tutto questo (senza la pretesa di riscrivere la storia del cinema e neanche l’ ambizione di fare un “monumento” di cinema) io l’ ho potuto respirare stamane dalle 9:30 alle 15:40 Continua a leggere

diaro del film (da girare), pagina 1: una presentazione

No, non inizierò con la solita stravecchia forma “Caro Diario…”, no, non mi va di fare tutti questi patinati rimandi alla tradizione…no, queste cose si scrivono se il diario non lo legge nessuno, se si tratta di un diario privato, chiuso con il lucchetto, nascosto sotto il letto, dentro una scatola, controllato guardingamente…e tutte le altre cose che si fanno con un diario segreto (in cui svelare i propri indugi, i misteri,le proprie esperienze e tanti altri bla…bla…bla) non le voglio fare.Parliamo dunque di un “diario-cronaca”, idea improvvisata adesso mentre scrivo: una specie di prima e dopo le riprese, con aspettative e commenti sulle aspettative, sulla giornata, sulle ore di riprese, sui silenzi infranti, sulle battute sbagliate (anche se andrà, penso, poco male, sta volta visto che non esistono dialoghi), sulle incazzature storiche (quelle monumentali di proporzioni bibliche e quelle un po più “atee”), sulle risate, gli scrosci e fiumi di battute volati sul set…e tanti altri viaggi psicotropi…

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le riprese di domani ?!

E’ da giorni che guardo le previsioni del tempo, settimane, quasi un mese.Incessantemente, navigando fra questo e quest’ altro sito di previsioni, ascoltando, carpendo, vedendo, criticando (io), arrabbiandomi, …e via così per un mese.Inizialmente il 27 e cioè domani doveva piovere, se non diluviare (punizione biblica), poi gli zampilli del sole dovevano irradiare quella terra di provincia che è Guiglia (MO), e adesso..adesso domina l’ incertezza.Tra una giornata odierna che qui a S.Cesario sembra delle più fosche, grigie,(tipicamente emiliane) con qualche pioggia sparsa (adesso non piove ma neanche 5 minuti fa sembrava dovesse giungere la “fine”), non so più cosa aspettarmi dal futuro.E domani dovevano partire le riprese del mio secondo lungometraggio.E, ok che adoro la pioggia, che il vento, la tempesta rende tutto più mistico, misterioso, in una parola romantico ma è altrettanto vero che quando la  pioggia non serve, quando non vuoi che piova (perché hai scelto quella determinata inquadratura, quella scena, quel vestito, quella battuta…) ecco che oltre al puntuale arrivo delle previsioni meteo che sfaldano la tua profezia “pagana” (vedi superstizione) tu volgarmente ti incazzi (più aulicamente ti esacerbi) Perché ? Perché ? Perché? appunto “perché” è l’ unica parola che esce dalla tua bocca “perché”…

E allora rassegnato, ma con ancora un cuore denso e pieno (si fa per dire) di speranza nella bontà dei cieli vado ad invocare canti angelici all’alto, magari  a qualcosa servirà…..

Zio May che ci ricorda la vita mentre moriamo

Ancora vita, ancora vivere, rimanere ancora aggrappati ai brandelli della nostra anima vitale, ancora “pneuma” (soffio vitale), ancora noi vivi, ancora l’ uomo con il cuore in mano, che pulsa.Con tutte queste perifrasi, giochi di parole, sottintesi espliciti ed impliciti atti poetici, romantiche vertigini linguistiche, periodi Beat o guizzi jazz si può tradurre, o  ciceronianamente “vertere” l’ essenziale titolo dell ‘ ultima fatica (la seconda per la precisione) di Uberto Pasolini: Still Life.Ancora Vita.C’ è ancora vita, vita da dare, vita andata (la morte), vita che non vuol tornare (i parenti dei morti), vita senza viva memoria (i parenti che non vogliono ricordare i propri morti) ma ancora si tratta di vita.John May addetto comunale, della periferia londinese, si occupa di ciò: cercare i parenti, le memorie, i ricordi, i frammenti disseminati dai defunti e riportarli a loro.Lavora scrupolosamente, attento alle minuzie,visitando le case dei defunti (momenti tra i più malinconici e profondi del film), cercando, indagando, affezionandosi, lottando…un “folletto” basso, quotidiano, discreto che scruta attraverso la morte per trovare la vita.
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BUON NATALE

Innanzitutto mi scuso pe le lunghe ferie che mi sono preso da queste pagine virtuali, ma purtroppo altri impegni quale scuola, cinema (visto ma purtroppo non recensito), progettazione per il mio secondo film e molto altro ancora come litigi in famiglia, uscite con gli amici, discorsi filosofici gnoseologici sulla’ essenza dell’ essere e non solo…in pratica “tutte queste cose” mi hanno impedito (ma diciamo anche la verità anche con un po di stanchezza e svogliatezza personale) di scrivere con costanza su questo blog.Tuttavia ora sono iniziate le vacanze e sebbene io debba girare il mio secondo film, leggere Il Prometeo Incatenato, Il Defensor Pacis, una commedia di Terenzio, L’ Isola del Tesoro, e due racconti di E.A. Poe in inglese (più 4 versioni da “vertere” di cui due scritte da Livio e altre due di greco) penso di poter affermare che  mi impegnerò per aggiornare il più possibile queste pagine, lo prometto, per chiunque, se esista qualcuno, che mi abbia seguito e mi segue ancora…

Perciò adesso permettetemi di lasciarvi non con la più classica delle canzoni di Natale (anzi proprio non è stata scritta per natale) però con questa festività centra qualcosa.Buon Natale:

Velluto Underground

C’ è almeno più di un buon motivo, oggi, per recuperare questo antico e atipico reperto della Factory warholina: in primis forse perché è l’ unico reperto, documento, film, fotografia, realizzazione artistica che ci mostri un frammento perduto della vita al quarto piano del n. 231 della East 47th Street, con i suoi attimi, i suoi indugi, i suoi vagiti di quotidianità artistica, di sessantotto giovanile “fanciullesco” (potrebbe dire qualcuno) e di tutto il resto, di tutto il resto che girava li attorno.Ancora, per il suo ritratto disilluso, disincantato e lacerato della musica proto-punk dei Velvet Undergound  (ri)presi prima dell’ uscita del capitale e omonimo disco d’ esordio: colti nella loro maturazione, adolescenza musicale, fra un “sound” più jazz di Lou, uno più sperimentale di Cale, uno sguardo femminile di Maurren, il portamento dark e solitario  di Morrison assorto nella sua musica o infine la bellezza di Nico, illuminata e oscurata, arrivata e fatta scappare.Infine e più banalmente perché Reed non c’ è più e questo film è solo un ricordo di “come era”, e di come “rimarrà”. Continua a leggere