DAL PANCHINARO: Stelle, Cancro, Amore

“Colpa delle Stelle” (anche se in realtà è colpa del cancro), film del 2014 diretto da Josh Boone (regista esordiente) tratto dall’ omonimo libro di John Green, parla della storia d’ amore di Hazel, un’ adolescente (un po cresciutina), interpretata da Shailene Woodley, affetta da un cancro ai polmoni, perennemente collega  ad una bombola d’ ossigeno e Augustus Waters, interpretato da Ansel Elgort (che sembra quasi strafatto di stupefacenti con quel sorriso sempre stampato in faccia).

Il film è una pellicola (almeno credo abbiano usato la pellicola) leggera, non troppo sdolcinata e pretenziosa che intrattiene e coinvolge lo spettatore per tutta la sua durata.

La storia inizia presentandoci Hazel ed il suo passato tra specialisti, medici, dottori, in seguito in un gruppo di sostegno per malati terminali incontra Augustus (che ci prova spudoratamente dal primo momento in cui compare) ragazzo senza una gamba, appena guarito dal cancro.

Tra i due all’ inizio c’ è una sorta di amicizia (solo da parte di Hazel) che col passare del tempo diventa qualcosa di serio. Durante questa loro relazione decidono di andare ad Amsterdam per incontrare il loro scrittore preferito, interpretato magistralmente da Willem Dafoe, che scoprono essere l’ esatto contrario di come se lo aspettavano: è scorbutico, sempre ubriaco, e molto odioso (non come in Grand Budapest Hotel, Lì era davvero insopportabile). I ragazzi sconcertati ed arrabbiati lo abbandonano alla sua solitudine. Subito dopo seguirà una scena bellissima in cui la segretaria del personaggio di Dafoe per scusarsi del comportamento del suo capo fa visitare loro la casa di Anna Frank. Scena che a me è piaciuta molto.

Tornati a casa continuano la loro storia aiutando un loro amico cieco a vendicarsi della sua ex ragazza per averlo lasciato lanciando uova sull’ auto della giovane (il che è molto difficile per un non vedente.) Tutto procede nel migliore dei modi: sembra quasi troppo perfetto. Diffatti è proprio in quel momento (idilliaco) che (come un meteorite) August ed Hazel dovranno fare i conti con la realtà dei fatti: ad August torna il cancro, Che stavolta sembra incurabile. Tutto seguito da una scena in cui Augustus in preda ad un attacco di panico, in un distributore di benzina (!) chiama Hazel in lacrime dalla disperazione.

Da qui in poi vedremo maturare un cambiamento radicale nella caratterizzazione del personaggio di Augustus. Da perennemente estasiato dalla vita a super depresso. E qui il talento di Elgort spicca su tutti, perché riesce a cambiare totalmente il carattere del suo (difficile) personaggio.

Il film finisce poi, in un atmosfera commovente. Chi ha già letto il libro, sa di cosa parlo. Con un primo piano finale della Woodley, che mi ha ricordato molto la conclusione di Hunger Games- La Ragazza di Fuoco.

Cosa dire infine: il film è una stupenda lovestory adolescenziale, vista dal punto di vista di giovani malati di tumore, pieno di metafore semplici ma efficaci e inquadrature che pur essendo classiche, riescono anche grazie ad una fotografia ottima ad esaltare i personaggi e la loro storia d’ amore. La trama è invece lineare con pochissimi flashback, originale e molto fedele al libro con una colonna sonora che armonizza il tutto.

Insomma un film che non stanca, diverte, commuove e che per me merita di essere visto. In una scala da 1 a 5 merita un 4.

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